Tempus fugit
FolkNewsMARZO2024
di Silvano Pirotta e Otello Castiglioni
Prologo: un viaggio in Sicilia
I soci dell’Auser Libro Aperto di Trezzo s/Adda ascoltano in collegamento online Simona Musumeci, la loro guida del viaggio in Sicilia che, da Catania, sta commentando le varie foto proiettate sullo schermo.
“Carissimi interlocutori, capita, non di rado, di vedere durante le visite nei centri storici dei nostri borghi e delle nostre città, antichi strumenti di misura del tempo che hanno un vago sapore di antico e un fascino davvero straordinario: questi orologi solari, quando sono tracciati direttamente sopra le fiancate delle chiese o degli edifici storici prendono il nome di meridiane verticali; mentre quando li troviamo posizionati nelle piazze o nei giardini d’epoca, sono disposti in orizzontale direttamente sul terreno o su appositi piani. Io sono particolarmente affezionata a quella del Duomo di Acireale. Vi mostro subito l'immagine. È lunga come tre navate, ma la cosa che mi colpisce sempre sono i tre colori: il candido bianco che fa da contrasto al marrone scuro e al nero della scritta. Chiunque la veda ne resta affascinato.”
Le foto della meridiana restano impresse nella mente del Nando che, finito l'incontro chiede se conoscessimo qualcuno che sia esperto in questo argomento e la risposta è affermativa.

La meridiana: questa sconosciuta
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Il giorno dopo, tutti gli interessati attivano il collegamento sull’"ambaradan" (il computer secondo il Nando). Sullo schermo appare un volto.
“Chi sei?”
“Silvano Pirotta”.
“Te diset (ci racconti) due parole per conoscerti?"
“Sono un pensionato, ex dipendente di una ditta di telecomunicazioni, con un hobby: progettare e costruire meridiane. Questa sopra è la fotografia della meridiana che ho costruito e installato sulla fiancata della chiesa di San Rocco a Inzago (Città metropolitana di Milano)".
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ORLANDO PANIGHET: “Al giorno d’oggi, ha ancora senso l’esistenza e l’uso di tali strumenti?”
SILVANO: “L'attuale lettura del tempo sui moderni orologi al quarzo non preclude affatto l'uso degli antichi strumenti usati nel passato, basati direttamente sui fenomeni astronomici”.
ORLANDO PANIGHET: “Ma è indubbiamente molto più semplice e più pratico leggere il tempo su un orologio da polso, invece di leggerlo sopra il quadrante di una meridiana”.
SILVANO: “È vero, però consultando soltanto gli orologi moderni, abbiamo perso completamente la capacità e l’istinto di saper valutare il tempo dando una semplice occhiata al cielo, operazione che i nostri avi contadini sapevano fare assai bene nei secoli passati”.
ORLANDO PANIGHET: “A proposito dei nostri predecessori: misuravano il tempo come lo misuriamo noi?”
SILVANO: “Direi proprio di no. Fino a un paio di secoli fa, nelle nostre campagne si usavano le ore italiche e il cambio della giornata non avveniva a mezzanotte come si usa al giorno d’oggi, ma al tramonto del Sole, anzi, a voler essere un po’ più precisi mezz’ora dopo, al cosiddetto crepuscolo civile, quando suonava l'Ave Maria serale.
Quell’istante rappresentava la ventiquattresima ora in tutte le stagioni, quindi cambiava il giorno e si ricominciava a contare le ore da zero”.
ORLANDO PANIGHET: “Vorresti dire che la ventiquattresima ora e il cambio di data con le ore italiche si spostava continuamente al variare della luce, come conseguenza del cambio delle stagioni?”
SILVANO: “Proprio così e se vuoi, ti spiego il motivo per il quale i nostri avi trovavano molto comode le ore italiche”.
ORLANDO PANIGHET: “Certamente”.
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SILVANO: “La giornata lavorativa era stabilita dalla luce giornaliera e si smetteva di lavorare con il calare del buio, quando le meridiane a ore italiche indicavano sempre la ventiquattresima ora. Immagina di essere nel tardo pomeriggio, con il Sole ancora abbastanza alto nel cielo e di voler sapere quante ore dovrai ancora lavorare. Basterà dare un’occhiata alla meridiana e leggere, ad esempio, che è la ventunesima ora (italica, ovviamente) e il conto è subito fatto: 24 – 21 = 3, quindi rimangono ancora 3 ore di lavoro.
Adesso proviamo a fare lo stesso calcolo con le nostre ore moderne: il Sole è ancora abbastanza alto nel cielo e guardiamo una meridiana (questa volta, però, con le ore moderne), la quale ci dice che sono le quindici (le tre del pomeriggio). Quante ore di lavoro mi rimangono da fare, prima che cali il buio? Il tempo è divenuto un birbante! Non si può più fare una semplice sottrazione, perché a giugno diventa buio alle otto e mezza di sera, mentre in dicembre diventa buio alle quattro e mezza del pomeriggio, quindi devo avere delle ulteriori informazioni, ossia devo sapere a che ora diventa buio oggi”.
ORLANDO PANIGHET: “C’è qualche altra stranezza nella misura del tempo che possa suscitare la curiosità di chi non ha mai sentito parlare di questi metodi?”
SILVANO: “Certamente, ve ne sono altre, ma possiamo vederle con qualche simulazione a video”.
ORLANDO PANIGHET: "Certo alleghiamo il video."
GRAN FINALE: ritorno alla realtà.
“Allora ci date la sala?”
ORLANDO PANIGHET: “Eccoli qua i cartofili del burraco. E’ tutta vostra la sala. Ciao Silvano“
