Vino di nocino, Nocino divino
FolkNewsAGOSTO26
di Otello Castiglioni
La banda del Nando da qualche anno passa l'estate a Oltre il Colle nelle Orobie bergamasche: uno splendido sali scendi naturale in mezzo al Menna, Alben, Grem ed Arera quattro splendide montagne che con le loro iniziali messe in questo ordine compongono la fantasiosa parola MAGA.
Ma non sono le attrattive paesaggistiche di questo luogo che oltretutto offre un frescolino delizioso di non meno di sette gradi (talvolta dieci) rispetto a qualsiasi località sofferente in queste ultime monsoniche estati.
Neppure i tornei di Burraco e di Trucco, i corsi di Qi Gong e Yoga, passeggiate e concerti in quota, hanno reso necessaria una riunione straordinaria del gruppo. No! No! Ma andiamo con ordine.

Siamo ai primi di giugno. Il Nando davanti a un bicchierino di Piccolit del Paolino lancia l'esca: "Oggi noi disserteremo di NOCINO per ricordare la Terry la suocera della Vidigulfa che produceva un fantastico liquore a base di noci. Vorremmo ripetere l'esperienza. Ho perciò consultato la massima esperta locale la signora Domitilla Pentamalli che vive proprio qui in contrada Bonaldi."
Il sempre polemico Carruba parte subito con la prima domanda :
"Cosa fa definire la signora Pentamalli qualificata sull'argomento?"
"In primis 'Nomen omen' ovvero il nome è un presagio: Pentamalli vuol dire cinque malli di... noci. Questo per la teoria. In secundis, per la pratica gustate questo suo nocino con tre anni di invecchiamento."
L'assaggio inebriante ci fa entrare in un mondo poetico con un corale "M'illumino d'immenso."

Riconosciute ed accettate le qualità dell'esperta una delegazione si reca da lei per ricevere le istruzioni. Ecco le sue parole: "La fase preparatoria consiste nel reperire una botticella, quelle che chiamano "dama", che contenga almeno 5 litri. Per aiutarvi ho già recuperato due litri di alcool. Restano le noci. Trovatele. Avete tempo sino al 24 giugno ricorrenza di San Giovanni."
E così per dieci giorni i nostri eroi della Martesana si diedero da fare a cercar noci. Non fu facile. Di alberi di noci se ne trovavano ma spesso in situazioni non fruibili. Vicino a un deposito di spazzatura, dentro un condominio, sulla strada o su crinali irraggiungibili da noi comuni mortali.
Un giorno, però, girando per la contrada Grimoldo, Maria Corbellina e la Pinuccia Sfoglina trovarono un piccolo paradiso di noci.
Eravamo intorno al 15 giugno; bisognò pazientare ancora qualche giorno con acquazzoni vari.
Il 24 giugno alle dieci precise di una giornata di sole i nostri eroi al completo: Nando, la Corbellina con la Sfoglina, la Rosa Tranquilla e altri che non ricordo - si avviarono in contrada e incominciarono a cogliere le noci più sane.
Va sottolineato che la ricetta richiede 33 noci (forse per ricordare gli anni di Cristo) per litro. Quindi un totale di 66.

Poi tutti a casa dello Zio Fiore. Lì avvenne l'intervento. Metastasio Colla ex primario ospedaliero riesumò i ferri del mestiere: munito di guanto da chirurgo e bisturi tagliò le noci in quattro gettandole nella dama. La copertura alcolica fu affidata a Augusto Tacchettin (gran cultore di Negroni Sbagliato) che con religiosa solennità fece annegare i malli tagliati nell'alcool, con un pochino di cannella, chiodi di garofano e bucce di limone rigorosamente non trattate.
La Dama infine fu affidata alle manine operose dello zio Felicione che aveva conquistato l'ambito compito corrompendo i soci con una scorta di formaggini prodotta dalle sue capre Rodomonte, Angelica e Clotilde. Per quaranta giorni, impettito ed imperterrito, vestito con una divisa dell'NBA sempre diversa, con costante delicatezza officiò il rito di porre la dama in balcone al mattino sotto il sole per poi rincasarla al tramonto.
Arrivò finalmente il momento del travaso: i due litri di nocino ormai avevano acquisito un bel colore scuro. Dopo essere stati filtrati dalle impurità vennero versati in un'altra dama a cui fu aggiunto uno sciroppo di acqua e zucchero di pari quantitativo. Dopo l'unione fu immediatamente riposta in locale buio.
Ma i nostri eroi non erano ancora soddisfatti.
"Che si fa delle noci? Le gettiamo via?"
"Stolti! Giammai." L'esile Domitilla si erse inferocita sino ad assurgere a novella Erinni. "Giammai! Noi siamo ambientalisti totali. Noi ricicliamo tutto. Nella vecchia botticella, sopra tutte le noci gonfiate dall'alcool, verserete quei due litri di vino bianco di Custoza che ho scelto per l'occasione. Così ora oltre al Nocino avete prodotto anche il Nociato. Anch'esso lo lascerete al buio e lo imbottiglieremo intorno ai primi di dicembre per essere pronto per Natale.
E per concludere la serata venite qua che vi insegnerò El truco, il Trucco il gioco a carte sudamericano che ci hanno insegnato i nostri emigranti e che noi della Val Serina giochiamo molto spesso."

Il gioco del Truco (o Trucco) è radicato a Rosolo, una località della frazione di Frerola nel comune di Algua (Bergamo).
Il Truco è un famosissimo gioco di carte sudamericano (originario principalmente dell'Argentina) basato sul bluff.
Questa specifica zona della Val Serina, in Lombardia, rappresenta un'eccezione culturale unica in Italia: il gioco è stato importato e tramandato dagli storici emigranti bergamaschi che, dopo aver vissuto nelle pampas argentine, sono ritornati nei loro paesi d'origine mantenendo viva questa tradizione
(Ringraziamo per l'aiuto il signor A.I. dai mille volti e dalle universali conoscenze.)
