La Polesana
FolkNewsDICEMBRE2025
di Laura Fumagalli
La Polesana è una danza popolare veneta, chiamata così perché originaria del Polesine, regione storica appartenente al territorio del Veneto.
Si tratta di una canzone a ballo, ossia un canto costruito in modo tale che le sue parti corrispondano ai movimenti della danza. La Polesana è una danza in cerchio, con una musica che ha la struttura delle “Villotte con liolela” (le villotte sono la più tipica forma di canto popolare veneto), alle battute dei versi seguono le quelle della “liolela” (un sorta di ritornello composto da sillabe senza senso ad imitazione strumentale che spesso cantavano anche i ballerini durante la danza).
Questa danza era praticata durante le feste contadine, e proprio in quelle occasioni si mettevano in atto i rituali di corteggiamento.


La regione storica del Polesine
Il Polesine è una regione storica e geografica italiana la cui identificazione ha subito variazioni nel corso dei secoli. In passato conosciuta anche col nome di Polesine di Rovigo, oggi dal punto di vista della geografia antropica si identifica con la provincia di Rovigo; dal punto di vista della geografia fisica viene definito come tale il territorio situato tra il basso corso dei fiumi Adige e Po fino al Mare Adriatico il cui confine occidentale, indefinito, lo separa dalle Valli Grandi Veronesi.
Il nome Polesine è una voce veneta che probabilmente deriva dal latino medievale pollìcinum o polìcinum ossia "terra paludosa". Un'altra proposta etimologica lo connette invece alla radice germanica *pōl-, che indica sia una "palude" o "acquitrino" sia le zone asciutte, più o meno ampie, circondate e delimitate da un corso d'acqua. Anticamente era usato come nome comune per indicare uno di tanti isolotti piatti di terra emersa che si trovano all'interno del corso di uno o più fiumi.

Caratteristiche musicali
Di seguito lo spartito riportato da Antonio Cornoldi nella sua ricerca.
La musica del ballo della Polesana è principalmente a base di violino, fisarmonica e percussioni, e si distingue per il ritmo vivace e coinvolgente.

Questo il testo completo del canto che accompagna la danza:
In ‘sta via ‘na viola voj piantare
se sarà grande la verò a pigliare
liolela…
La viola prenderò ma no’ la pianta
in questa via sta la me speranza
liolela…
La me speranza par un pra’ la passa
dove la mete el piè l’erba se sbasa
liolela…
La me speranza par un pra’ la core
dove la mete el piè ghe nasse un fiore
liolela…
Gavea ‘na chitarina e l’ho vendua
par no’ saver sonar la polesana
liolela…
Gavea ‘na morosa e l’ho perdua
par no’ poder balar co’ la so mama
liolela…
Traduzione:
In questa via voglio piantar una viola / quando sarà fiorita la verrò a cogliere / … Coglierò la viola non la pianta / in questa via sta la mia speranza / … La mia speranza passa per un prato / dove posa il piede l'erba si abbassa / … La mia speranza corre per un prato / dove posa il piede nasce un fiore / … Avevo una chitarrina e l'ho venduta / per non saper suonare la polesana / … Avevo una morosa e l'ho perduta / per non poter ballare con la sua mamma.
Come per tutte le danze popolari, non esiste una sola variante della coreografia. Ogni zona, infatti, conserva una variante diversa della danza. Di seguito riportiamo la versione della Polesana praticata a Bergamo e presentata in questa occasione.
Posizione di partenza: uomini e donne, alternati, si dispongono in cerchio e formano una catena chiusa con le braccia sulle spalle dei vicini (in qualche variante si tengono semplicemente per le mani).
1 - I ballerini cominciano a ballare muovendosi in senso antiorario: partendo verso destra con il piede destro, si eseguono 3 appoggi con il tallone destro e di conseguenza 3 passettini con il piede sinistro a chiusura. L’ultimo di questi, è un piccolo semicerchio che permette ai ballerini di cambiare direzione e tornare indietro, sempre lungo la direttrice del cerchio.
2 - Si ritorna poi, con lo stesso passo, verso sinistra, partendo questa volta con il tallone sinistro.
3 - Al cambiamento della musica (cioè alla liolela, il ritornello), il cerchio si ferma e tutti si mettono a fare un passo sforbiciato sul posto: i ballerini eseguono dei saltelli rapidi portando avanti in alternanza la punta dei piedi. Nell’eseguire i saltelli, la punta del piede resta abbassata e il passo è strisciato sul pavimento.
Si parte con il piede destro avanti, per 7 tempi. Poi una piccola pausa sull’ottavo per ripartire con il sinistro per altro 7 tempi. Si termina con il peso sul piede destro e la punta del sinistro avanti.
4 - Quindi si riprende con la passeggiata, ma cambiando la direzione, prima verso sinistra poi verso destra.
5 - Allorché ritorna il ritornello della liolela, la donna lascia la spalla sinistra del compagno di destra e si sposta verso sinistra facendo perno con il braccio sinistro,quindi stacca la presa e si appoggia con il braccio destro sulla spalla sinistra del compagno, ritornando nel cerchio e appoggiando il braccio sinistro su un nuovo compagno per richiudere il cerchio. In questo modo tutte le donne scaleranno di un uomo. I primi 7 saltelli vengono usati per portarsi di fronte al ballerino di sinistra, quindi si fa la pausa uno di fronte all’altro, gli altri 7 tempi per scalare posizione.
6 - Si riprende tutto dall’inizio.
Fonti e materiali di approfondimento
- “Antonio Cornoldi - anno 1950 - inizia la stagione di ricerca etno-coreutica in Veneto” di Dario Fiorin e Michela Bortolato (https://naolalaeracussi.altervista.org/antonio-cornoldi/)
- “Ande, bale e cante del Veneto”, ed. Rebellato, Padova 1968
- "Tratturi nr 17: Viaggio nei balli tradizionali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia" - Pino Gala e FITP Italia, https://www.youtube.com/watch?v=fOEdUxpI-xM&list=PLaUBYAPv7Ym-BK11l2LbcyUMP3HOeauFr&index=14
- "Strumenti, musiche e balli tradizionali del Veneto", Della Valle, Tombesi, Pinna, Arnaldo Forni Editore
