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Alessandro Cremona: Padre del Folklore ma soprattutto padre di famiglia

di Laura Fumagalli

Alessandro Cremona, 45 anni passati con l’abito dei Bosini di Varese, è Padre del Folklore per la Lombardia. La cerimonia di consegna del riconoscimento è stata ospitata a Viggiano, in Basilicata, venerdì 8 marzo 2024

Anche se conosciamo bene Alessandro, ho voluto intervistarlo per voi, per scoprire qualcosa di più sulla sua storia color Bosino!

Prima di tutto vorrei specificare che la sera che ho telefonato per fare intervista, a rispondere alle mie domande non c’era solo Alessandro, ma anche sua moglie Elena. Perchè non si diventa Padre del Folklore se accanto a te non c’è una persona (e una famiglia) che ti sostiene nel tuo amore per il folclore

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Alessandro Cremona e Francesco Gatto, presidente FITP Lombardia

Alessandro, partiamo con un po’ di storia. Quando sei entrato a far parte del Gruppo Folkloristico dei Bosini?

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Era il 1978, avevo 23 anni. Facevo parte di una compagnia di amici e qualcuno era già parte del gruppo. Così ci siamo entrati tutti. 
Era un periodo di fermento folclorico. 17 coppie che ballavano, 2 prove alla settimana, 60 spettacoli l’anno, tra cui 4 o 5 trasferte europee. Avevo sempre la valigia pronta.
Il bello era che il gruppo era una grande famiglia. Ci frequentavamo anche fuori dalle attività folcloriche ed eravamo tutti amici. 

Poi un giorno anche Elena è entrata nel gruppo, suo padre era un Bosino già attivo. 
E nel febbraio 1980, precisamente al Carnevale di Castrovillari, è scoppiata la scintilla
Tre anni dopo il matrimonio, con tanto di arco di fiori a cura dei nostri amici Bosini, ovviamente. 
E poi le figlie, tre per la precisione. Dopo la terza, ci siamo presi una pausa dal gruppo perchè la gestione familiare era diventata difficile. 

 

Fino ad allora siamo sempre stati attivi nel gruppo, Elena con il canto e il ballo, e io con canto, ballo e (in caso di necessità) alla chitarra, oltre che consigliere e tesoriere. La nostra battaglia era quella di mettere i giovani al centro dell’attenzione, facendoli provare sempre di più, dando loro responsabilità per coinvolgerli nella vita del gruppo.

Quando negli anni 2000 il gruppo ha iniziato a subire qualche momento di crisi e l’allora presidente ha dato le dimissioni, siamo rientrati nel gruppo per dare una mano come potevamo. Anche le figlie sono entrate con noi. Ho iniziato a fare il direttore ed Elena la tesoriera e segretaria. Poi nel 2019 ho accettato il ruolo di presidente. 
Ed eccomi qui, “Padre del Folklore”: ancora non ci credo!

 

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Il matrimonio di Elena e Alessandro

Raccontaci l’emozione di ricevere il riconoscimento: è vero che sul palco con te c’erano Elena e le vostre tre figlie?


Quando abbiamo detto alle ragazze che mi era stato assegnato il riconoscimento e saremmo andati a Viggiano, nessuna esitazione nella risposta “Veniamo anche noi”. Anche quella che vive in Liguria.
Abbiamo sempre vissuto il folclore come una famiglia unita e per noi è stato normale essere lì tutti insieme. Tutti in abito, ovviamente. Perché quando rappresenti una cultura e la porti nel cuore, non andresti da nessuna parte senza il tuo abito!

Commovente anche vedere il video che è stato preparato per raccontare la mia vita in 3 minuti (come se fosse facile! eccolo qui LINK).

 

Il video di presentazione

Il viaggio a Viggiano è stato un’esperienza magnifica di scambio culturale con altri gruppi da tutta Italia, ma anche di comunità e di amicizia.

E poi, già che eravamo lì, abbiamo deciso di partecipare alla Rassegna di Musiche e Canti Folklorici ed Etnici. Abbiamo adattato uno dei nostri canti corali a duetto con l’accompagnamento della fisarmonica di nostra figlia, e ci siamo portati a casa il terzo posto (Elena era incredula!)
 

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L'esibizione alla Rassegna di Musica e Canti Folklorici ed Etnici

Salendo sul palco tutti insieme avete dimostrato la forza della famiglia.
 

Si, noi siamo una famiglia unita a casa prima di tutto. E lo siamo anche nel folclore.
Crediamo fortemente che la famiglia sia un elemento di forza all’interno di una gruppo folclorico.
E il gruppo stesso è una grande famiglia.

Pensate che oltre a noi, altre 12 coppie si sono conosciute e sposate all’interno del gruppo!

 

Quando tutte le mie donne sono salite sul palco con me, erano tutti increduli in platea, ma per me era perfettamente normale!

Elena e Alessandro, come vedete il futuro dei nostri gruppi? Cosa sarà del folclore nel futuro?

Negli ultimi 100 anni i gruppi sono cambiati, hanno attuato delle strategie di adattamento per poter sopravvivere e continuare a raccontare il patrimonio culturale. E così faremo ancora nei prossimi anni adattandoci alla società che evolve.

 

Per esempio i Bosini 20 anni fa portavano sul palco uno spettacolo di un paio di ore di danze e canti. Oggi proponiamo momenti culturali di 30/45 minuti in cui non solo danziamo e cantiamo, ma raccontiamo anche del nostro abito e del patrimonio culturale di Varese. Base del gruppo, oggi come allora, la poesia dialettale bosina con brani musicati da autori locali o da noi stessi. La nostra proposta è saldamente ancorata alla cultura di Varese.
 

Noi crediamo che sicuramente i gruppi andranno a diminuire, sia perchè saremo in meno persone, sia perchè gli spettacoli richiesti saranno di meno.

Ma c’è sempre speranza.

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Secondo noi i gruppi che sono più legati alla propria cultura territoriale e che valorizzano il patrimonio locale sono quelli che più avranno la forza di andare avanti.
Rispetto a qualche anno fa, i gruppi “di cultura” avranno sicuramente più valore rispetto al gruppo “di spettacolo”. Raccontare il patrimonio culturale locale e avere delle solide basi culturali premierà i gruppi folclorici.

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I Padri del Folklore sul palco di Viggiano

Nel vostro gruppo avete tanti giovani. Si stanno impegnando molto nel mondo del folclore e nella federazione. Qual’è (se esiste) il segreto per vincere la sfida e attrarre i giovani?
 

Si è vero, siamo fortunatissimi nell’avere tanti giovani nel nostro gruppo. Bisogna saper coltivare la loro passione e soprattutto farli divertire.

Quando io sono entrato nel gruppo, gli “anziani” ci lasciavano in un angolo: nessuna responsabilità, nessuna attenzione, poche prove dedicate a noi.

 

Oggi noi preferiamo che siano i giovani a provare più di noi. Diamo loro molta attenzione e qualche responsabilità per coinvolgerli nella vita associativa.

I giovani vogliono divertirsi e conoscere altri ragazzi. Facciamo un esempio: al raduno Nord-Ovest di Galliate di fine aprile i ragazzi si sono divertiti un mondo, hanno ballato insieme e hanno stretto un’amicizia che va oltre i confini del folclore e questo conta più di tutto.

Certamente non è facile avvicinarli al nostro mondo. Lavoriamo spesso con le scuole, ma non è il canale giusto per farli entrare nel gruppo. Se i genitori non li sostengono nelle loro passioni, li perdi subito.

 

Una sfida davvero impegnativa!
Forse per vincerla bisogna prima stimolare la conoscenza della cultura locale a 360 gradi?
Noi sicuramente ce la mettiamo tutta!

 

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