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Un’intervista per raccontare e far raccontare a Daniele Fumagalli la sua partecipazione al premio Tenco. Lo abbiamo fatto noi di Folknews. Ecco un riassunto dell’intervista.

FolkNewsDICEMBRE2024

di Otello Castiglioni

Luigi Tenco e l’omonimo Premio

Ricordiamo Luigi Tenco, ricordiamo che nel suo disco d’esordio scrisse: “Le mie canzoni appartengono alla musica popolare, che penso meglio esprima emozioni e sentimenti in modo schietto ed immediato”.
Impossibile per me non abbinare al cantautore genovese il brano Un giorno dopo l’altro, sigla del popolare Maigret di Gino Cervi. La voce di Tenco mi riporta ai 14 anni seduto, accanto ai miei genitori, la sera della Domenica con la mitica torta gelato a coronare la giornata. Rivedo nella sigla di Maigret la Parigi che avrei conosciuto per la prima volta, proprio sotto la pioggia, di un luglio di alcuni anni dopo. Una canzone che ancora mette tristezza ma offre un'immagine estremamente significativa della vita, almeno quella che immaginava Tenco. 
Un uomo non arrivato nemmeno ai  trent’anni di vita, ma capace di scrivere canzoni che sono poesie (e che sono ancora tali a quasi cinquant’anni dalla scomparsa). Da un gruppo di appassionati è nato, dopo la sua memoria, un Club omonimo; che ha conferito premi a  Guccini, Jannacci, Vecchioni, sino al recentissimo Edoardo Bennato. Insomma al Gotha del mondo musicale.

Che ha fatto il “nostro” cantautore al Premio Tenco?

Daniele ha partecipato ad un convegno, tenutosi presso la sede del Club, in cui si è analizzato il canto popolare durante la Resistenza. Partecipazione motivata dalla sua ultima pubblicazione: il disco/libro Novecento, disponibile in tutti gli store di musica on line ed edito, il libro, da Associazione Charturium. 
In due o tre brani di Novecento l’etnomusicologo brianzolo si è addentrato nel fenomeno della Resistenza, un fenomeno tipicamente Centro e Nord italiano che ha le sue canzoni popolari.
Nel corso dell’intervista, Daniele dichiara: “Finalmente con Novecento mi sono sentito soddisfatto di un mio lavoro”. Sbirciando un po' nella sua biografia ce n’è stato veramente d’impegno con ottimi risultati dati da questo “fiulet” di trentaquattro anni.
Ricordiamo che Novecento è un racconto della storia lombarda fatta attraverso il canto popolare. Per l’esattezza l’arco di tempo scelto da Daniele per le sue quindici canzoni va dal 1895 al 1975. In esse vi ritroviamo la storia di un popolo che emigra verso le Americhe, di donne che lottano, di chi va in guerra e di chi resiste.
E selezionare 15 canzoni su 600/700 ascoltarle, scegliere e ottenere dell’ottimo materiale è stata una bella fatica. Altro pregevole lavoro è stato riallangiarle in chiave blues, con ritmi sudamericani e molto altro. Grande merito è anche del lavoro dei musicisti Giovanni Iacono, Giampiero Ferrario, Francesco Aguglia e Ivailo Corengia che lo hanno accompagnato in questo percorso. 

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Inusuale e coraggioso abbinare una canzone di forte lotta per i diritti come “Sebben che siamo donne (canzone della Lega)“ e “Tutti mi chiaman Mario.
La Lega è la prima canzone di lotta di donne come le Mondariso o mondine che hanno combattuto per migliorare le condizioni di vita, dal salario agli orari di lavoro.“Tutti mi chiaman Mario” era fino agli anni Settanta del secolo scorso un brano che i bambini cantavano nelle colonie estive ma molto forte perché descrive un femminicidio. Una canzone nei fatti tremendamente attuale. Apprezzabile, nel Signore delle cime di Bepi de Marzi, l’uso fra una strofa e l’altra della lettura di alcuni articoli della Carta Costituzionale. Un bellissimo spunto di riflessione civica.


Val la pena di richiamare alla memoria una dichiarazione fatta tempo fa da Daniele: “Oggi chi vuole raccontare in musica le vicende della periferia lombarda utilizza la trap. Questo perché non esiste invece più quel tessuto sociale urbano che veniva raccontato dalla musica popolare. C’è più affinità tra un giovane canturino ed un ragazzo di Quarto Oggiaro con un loro coetaneo di Mahattan che tra me e lo stesso giovane canturino, che pure siamo cresciuti nello stesso posto:oggi la cultura si trasmette “orizzontalmente”, non più “verticalmente”.  Adesso i ragazzi sono influenzati da quelle canzoni che respirano e il loro mondo musicale è la trap, perché il loro mondo sociale è cambiato: la periferia di Milano non parla più il dialetto, ma lo slag metropolitano. Per dire “stai tranquillo”, tutti i diciottenni dicono oggi “chil”, indipendentemente che siano di Catania, di Milano o di Londra. Un tempo avrebbero detto rispettivamente “Calmo”, “Sta quiet” e “Keep Calm”.


Daniele insomma se da un lato coltiva la memoria, dall’altro sembra ben consapevole della realtà che lo circonda. Del resto, se da una parte è etnomusicologo e direttore del nostro gruppo folkloristico dei “Brianzoli”, dall’altro è anche cantautore ed autore teatrale. Guarda insieme al passato ed al presente. Forse, per questo, riuscendo bene ad interpretare entrambi.

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Caro lettore, confermiamo che manca ancora qualcosa. Ti invitiamo a scandagliare nel sito della FITP LOMBARDIA "

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