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Spaventapasseri: in Val Seriana un festival che racconta i custodi silenziosi dei campi. Ma da dove arrivano?

FolkNewsAPRILE2025

di Laura Fumagalli

È finalmente tornata la primavera: in alcuni campi i germogli iniziano a spuntare, mentre in altri i contadini hanno appena seminato.
Per la tradizioni contadina, questo è il tempo degli spaventapasseri, custodi silenziosi dei campi e divertimento per i più piccoli che amano costruirne sempre di più originali.

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A questi tradizionali guardiani delle semine è dedicato per altro il "Festival degli Spaventapasseri", che dopo 10 anni di assenza torna in Alta Val Seriana, ai piedi della Presolana, dal 25 al 27 aprile. Ma da dove nasce questa tradizione?

Il Festival degli Spaventapasseri

Partiamo dall'evento che dal 25 al 27 aprile si svolgerà nei comuni di Rovetta, Onore e Songavazzo con un ricco calendario di eventi dedicato alle famiglie. 

Organizzato dal direttivo dei Borghi della Presolana, in collaborazione con le amministrazioni comunali dei tre borghi, il Festival intende valorizzare il patrimonio agricolo e culturale del territorio, con un focus speciale sul Mais Rostrato Rosso di Rovetta, prodotto autoctono e simbolo identitario della zona. 
Il momento clou del festival, infatti, sarà la semina del Mais Rostrato Rosso di Rovetta (nel pomeriggio di sabato 26 aprile), un prodotto che rappresenta l’intera area dei Borghi della Presolana.

Per scoprire tutto il programma del festival, clicca qui.

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Nata per promuovere le tante ricchezze del territorio, la manifestazione invita a riscoprire il valore dell’agricoltura, del lavoro nei campi, dei sapori genuini e la figura dello spaventapasseri, nella cultura contadina da sempre sentinella dei campi e custode dei germogli.

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Il programma propone numerosi appuntamenti: laboratori creativi per bambini, visite guidate, momenti conviviali e spettacoli all’aria aperta.
Tra le novità dell’edizione 2025 il concorso dedicato alla realizzazione dello spaventapasseri più originale (aperto a tutti). Per partecipare al concorso è necessario inviare una mail con nome, cognome e una foto dello spaventapasseri o dell’allestimento a info@borghipresolana.com.
Le premiazioni si svolgeranno domenica 27 aprile alle 16 a Onore.

 

Il "Festival degli Spaventapasseri" è un'ottima occasione per avvicinare le famiglie al mondo delle tradizioni in modo divertente e ludico. 
E come potevamo noi della Federazione non patrocinare questa bellissima manifestazione? 

Com'è fatto uno spaventapasseri? 

Lo spaventapasseri si trova soprattutto negli orti, dove più che altrove si trovano prodotti di cui sono ghiotti gli
uccelli.
È fatto di solito con due pali incrociati: in quello orizzontale sono infilate le maniche d’una vecchia giacca; in cima a quello verticale, piantato in terra in mezzo al campo, c’è un cappellaccio. Pantaloni smessi pendono dalla giacca fino a terra e l’interno degli abiti è riempito con un po’ di paglia per dargli la forma umana. A volte viene messo anche un ombrello sfondato sulle spalle. Qualche fronzolo appeso qua e là, oscillando al vento, dà l’idea che la figura si muova, cosa che spaventa ancor più gli uccelli

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Un po' di storia

Scavando nelle opere letterarie e artistiche si capisce fin da subito che gli spaventapasseri esistono da oltre 2000 anni. Già nel I secolo a.C. il poeta Tibullo citava in un suo componimento l’utilizzo di una statua di Priapo “messa a custodia dell’orto abbondante di frutta perché con terribili falce cacci lontano gli uccelli”.

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Anche Orazio parla di un ceppo di legno, ricavato da un pezzo di fico, che è stato modellato ad immagine del dio Priapo e posto nel campo per spaventare (con spavento grandissimo) sia i ladri che gli uccelli. La tradizione di porre figure antropomorfe nei campi, però, probabilmente è ancora più antica. 

Ricordando l’essere umano, la figura dello spaventapasseri assume la funzione “magica” di allontanamento del male. Nei campi e negli orti alla mercè del vuoto della notte, lo spaventapasseri garantisce la continuità con la vita, con la luce, salvaguarda il lavoro e la crescita vegetativa.

 

Negli atti del convegno "Spaventapasseri: Avium, maxima formido, Inaugurazione della mostra" (Firenze, Accademia dei Georgofili, 19 febbraio 1998) - che potete leggere qui - Carlo Lapucci cita innumerevoli opera letterarie e storiche in cui compare la figura dello spaventapasseri. 
Tra tutte le fonti, mi piace ripotarne una in particolare, tratto dall'opera di Luigi Alamanni, "Della coltivazione" del 1546.

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Non basti al buon villan la sua sementa
Sparger ne i campi, e leggermente poi
Parte coprirne, e ritrovar l’albergo:
[....]
A’ seminati campi orrende faccie
Di tirannico uccel, di fera, e d’uomo,
Ch’in disusato suon rotando al vento,
Spavente i predator da i danni suoi.

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Non solo i passeri vanno spaventati!

In contesti geografici differenti e in tradizioni contadine legate a colture differenti, le ricerche hanno evidenziato diversi tipi di spaventapasseri, differenti per funzione e per forma artistica

In Portogallo, per esempio, in un paese di pescatori, lo spaventapasseri viene posto nel porto, poco prima che arrivino le barche con il pesce pescato. Questo espantalho è messo a salvaguardia del pesce contro i gabbiani. Nei campi della Toscana è facile trovate corvi e cornacchie uccise e poste insieme ad altri spaventapasseri nei campi, a monito e spavento degli altri corvidi.

 

Sempre gli atti del convegno citato prima, Carlo Lapucci racconta che nei pressi della Certosa di Firenze (1991), era stato posto uno spaventacignale per salvare il raccolto dell’orto. Sono stati trovati più volte gli spaventaistrice, a difesa di orti o campi con patate (a Poggibonsi nel 1991, a S. Quirico d’Orcia nel 1997, a Castelfiorentino nel 1998).
E poi ancora un esemplare con tanto di padella, che per il costruttore doveva servire come spaventaconigli selvatici (Empoli, 1992).

A Montepulciano (1997) uno spaventapasseri doveva assolvere la funzione di spaventaladri: posto non sopra l’albero di ciliegie (come di solito viene messo lo spauracchio negli alberi da frutto), ma in basso, contro coloro che, invitati dall’albero stracarico si introducevano di notte a rubare le ciliegie.

 

Concludiamo con lo spaventavicine (1997), realizzato in un orto interno alle mura di Montepulciano, perché le vicine si affacciavano dalle finestre e avevano sempre da ridire sul modo di gestire l’orto.

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​Il nome spaventapasseri da quando è presente “ufficialmente” nella lingua italiana?

Il Vocabolario della Crusca, fin dalla sua prima edizione (1612) registra, come sinonimi, le voci spauracchio e spaventacchio. Alla voce spaventacchio, la spiegazione è: «Cencio, o straccio, che si mette ne’ campi sopra un mazza, o in su gli alberi, per spaventar gli uccelli. Lat. terriculum, terriculamentum. Cr. 9.99.4. Gli uccelli, con ispaventacchi, spaventiamo. Ber. rim. Con esso serve per ispaventacchio. Diciamo anche spauracchio. E fare uno spaventacchio a uno, è, minacciandolo, e bravandolo, mettergli paura».

Bisogna attendere fino alla seconda metà del XIX secolo per trovare il termine "Spaventapasseri".​

Ma lo spaventapasseri è il frutto di una cultura contadina che utilizzata il dialetto per esprimersi.
Andiamo allora a scoprire qualche termine dialettale per definiro!

Spaviént: nel dialetto di Ascoli Piceno
Spaventàie: nel ladino fassano
Spaventapàsere: nel dialetto cremonese
Sbuisciapàssure o Spaventapàssure : nel dialetto sanremasco. Sbui’ in tale dialetto significa spaventare.
Barioka: nel dialetto di Novi Ligure indica un tipo di spaventapasseri a forma di croce. Sulle braccia orizzontali erano sistemati barattoli di latta, appesi a varie altezze, in modo che potessero urtarsi e far rumore quando venivano agitati dal vento. I barattoli potevano essere mossi anche da una lunga corda che veniva tirata da un contadino o da un sorvegliante che lavorava nelle vicinanze. Lo spaventapasseri comune è detto in dialetto spaventògu.
Canna: in Sicilia e altre zone meridionali era un ciuffo di canne posto in mezzo a un campo, a un prato, segnalava ai pastori e ai caprai che era terreno riservato alla proprietà e non doveva essere invaso dal gregge.
Croce: simbolo religioso che, nel mondo del passato, e in particolare in quello contadino aveva una valore magico d’allontanamento degli influssi maligni e di protezione dagli stessi. Inoltre la croce costituiva un tabù inviolabile: nei pressi di questo segno non si poteva fare i propri bisogni, bestemmiare, far l’amore, fare del male a una persona. Spesso ornata di fiocchi rossi era posta in cima alla barca del grano. Di croci si disseminava anche il terreno dov’era avvenuto un misfatto, un incidente grave o mortale.

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Ora che abbiamo scoperto qualcosa in più circa le origini e le particolarità degli spaventapasseri, vi aspettiamo al festival in Alta Val Seriana!

 

 

Fonti
Spaventapasseri: AVIUM MAXIMA formido

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