Trescore Balneario celebra la sua tradizione più dolce:
dal 5 al 7 settembre torna la Festa dell’Uva
FolkNewsSETTEMBRE2025
di Roberta Brivio
Dal 5 al 7 settembre, Trescore Balneario accoglie la 66esima edizione della Festa dell’Uva e dell’Agricoltura, una manifestazione che, anno dopo anno, rinnova il suo profondo legame con il territorio e con le sue radici contadine, culturali e comunitarie.
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E per il secondo anno consecutivo FITP Lombardia collabora nella realizzazione della Sfilata della Tradizione: domenica 7 settembre saranno ben nove i gruppi folclorici presenti.

Le radici della festa
La storia della festa affonda le sue radici nel primo Novecento. Come racconta Patrizio Ongaro, figlio di uno dei fondatori della Pro Loco di Trescore e a lungo vicepresidente dell’associazione, la Pro Loco nacque nel 1928 grazie alla complicità di Giacinto Gambirasio e del Ducato di Piazza Pontida. Dopo la pausa imposta dalla guerra, la Pro Loco fu rifondata grazie all’iniziativa di alcuni notabili del paese, tra cui l’onorevole Giuseppe Belotti, con l’intento di animare la vita del borgo e offrire intrattenimento ai visitatori delle celebri terme sulfuree. Le attività ripresero tra il 1951 e il 1953 con la Festa dei Fiori, considerata la prova generale della futura Festa dell’Uva.
Tra gli anni ’50 e ’70 il territorio di Trescore e della Val Cavallina era a forte vocazione agricola.
«C’erano moltissimi coltivatori diretti — racconta Ongaro — e si sentì la necessità di creare un evento che valorizzasse quel mondo. L’agricoltura stava cambiando, si stava meccanizzando, e la festa divenne un’occasione per mostrare le novità del settore, con esposizioni di macchinari, come i trattori SAME di Treviglio, e la partecipazione dell’Ispettorato dell’Agricoltura».
Questa vocazione si rifletteva anche nel nome: per anni la manifestazione fu infatti conosciuta come Festa dell’Uva e dell’Agricoltura Bergamasca. Non a caso, nel 1957, prendeva vita anche la Cantina Sociale Bergamasca, nata per valorizzare e promuovere le coltivazioni tipiche locali.

Il Palio delle Contrade e i ricordi di un tempo
Tra il 1973 e il 1974, per dare nuova linfa alla festa, Cesare Ongaro ebbe un’intuizione vincente: ispirandosi al Palio di Siena, propose un Palio delle Contrade, coinvolgendo le dieci frazioni del paese in una serie di sfide tra compagnie e gruppi.
«Fu un successo straordinario — ricorda ancora Patrizio —. La gente si preparava con entusiasmo per i giochi popolari come il tiro alla fune, l’albero della cuccagna, la corsa con i sacchi, il gioco delle bocce. Tutto il paese era coinvolto: almeno 100 persone per contrada tra comparse e lavoratori».
E proprio da quelle prime edizioni Patrizio condivide anche un aneddoto divertente:
«Una delle prime prove del palio fu la corsa con gli asini. Uno degli asini partì come un fulmine e arrivò per primo, ma si fermò davanti al filo rosso che segnava l’arrivo, scambiandolo, probabilmente, per un recinto. Non voleva oltrepassarlo! Dovettero togliere il filo per farlo proseguire. Subito dopo scoppiò la polemica: "Non era un asino, era un mulo!", dicevano gli altri, vedendo le difficoltà che avevano avuto con i propri animali...».
Anche Carlo Algisi, presidente della Pro Loco per 25 anni, ci riporta all’atmosfera di quegli anni:
«Una volta le scuole iniziavano a ottobre e la festa si teneva a fine settembre, per salutare la vendemmia e la bella stagione. Non esistevano i centri estivi, né gli intrattenimenti di oggi: la festa era l’evento dell’anno. Le compagnie di amici si trovavano la sera per preparare i carri, mangiando, bevendo. Era un modo diverso di stare insieme e divertirsi».
I carri allegorici erano il cuore pulsante della festa. Ogni carro aveva un tema legato all’uva e al vino. Le donne cucivano e ricamavano i costumi, i bambini facevano le comparse, i ragazzi e gli uomini costruivano il carro.
«Mi ricordo un carro che riproduceva il Duomo di Milano con le bottiglie di vino — ricorda Algisi — Era spettacolare. Oggi è più difficile: mancano gli agricoltori, gli spazi, le condizioni per costruire con calma. Ma il senso di comunità che c’era allora resta un esempio».

Una tradizione che vive nel presente
Oggi, mantenere viva questa tradizione è più difficile: il territorio ha perso la sua vocazione agricola, si è trasformato, le nuove generazioni sono meno coinvolte, gli spazi per costruire e custodire i carri sono sempre meno, i costi di allestimento sono aumentati e la partecipazione attiva delle contrade è calata.
Eppure c’è chi continua a credere e a impegnarsi per preservare questo patrimonio di socialità, identità e creatività collettiva. Come Marco Gaverini, che oggi guida la contrada Torre con passione e dedizione.
È stato lui il mio punto di contatto con la storia della festa: mi ha messo in relazione con la memoria storica rappresentata da Carlo Algisi e Patrizio Ongaro, e mi ha raccontato come nei tempi migliori le contrade fossero ben otto — Piazza, Torre, Strada, Riva, Macina, Fornaci-Minardi, Canton-Vallesse-Muratello, Breda — per poi aggregarsi nel tempo in base alla disponibilità delle persone.
Patrizio ricorda che la contrada di Piazza, la più cittadina, spesso soccombeva nelle sfide, trovandosi di fronte avversari più agguerriti e determinati. Il campanilismo, come si può immaginare, continuava anche oltre gli eventi. Ma proprio questo spirito competitivo e festoso alimentava il senso di appartenenza e il desiderio di partecipazione che ancora oggi, seppur con fatica, qualcuno cerca di tenere vivo.

Una festa che resiste al tempo
Il Comune di Trescore continua con impegno a sostenere la festa e il Palio, consapevole della sua importanza per la comunità. La manifestazione ha sin dalle sue origini mantenuto forti legami con il Ducato di Piazza Pontida, condividendo carri, eventi e collaborazioni per la promozione della tradizione bergamasca.
Oltre alla storica sfilata dei carri e dei gruppi folcloristici, il programma dell’edizione 2025 sarà ricco di iniziative per tutte le età: degustazioni, spettacoli, giochi, musica dal vivo, laboratori per bambini, incontri culturali e momenti di animazione che coinvolgeranno l’intero centro storico.
La FITP porta a Trescore i colori della tradizione
Anche quest’anno la Festa dell’Uva di Trescore Balneario si arricchisce della collaborazione con la Federazione Italiana Tradizioni Popolari (FITP), che porta in sfilata alcuni dei gruppi folclorici italiani e internazionali.
Dalla Bergamasca, il gruppo Brighella e la Torre Campanaria di Comun Nuovo propone danze ottocentesche e canti popolari della tradizione lombarda, mentre il Gruppo Folkloristico Arlecchino, attivo dal 1949, rievoca gli usi e costumi delle valli con repertori in dialetto e coreografie d’autore.
Dalla Bolivia, arrivano i travolgenti colori e l’energia dei Caporales San Simón Sucre e Caporales San Simón Cochabamba, con le loro danze rituali tipiche dei carnevali boliviani, oggi patrimonio culturale vivente anche in Italia.
Dalla Brianza, I Brianzoli di Ponte Lambro riportano in scena la vita contadina del Seicento con canti e balli accompagnati dal tipico strumento, il flauto di pan o "Firlenfeu", mentre il gruppo Sicilia nel Cuore di Garbagnate Milanese racconta la tradizione isolana attraverso strumenti antichi come il friscalettu, il marranzano e il tamburello.
Dalla provincia di Mantova, il gruppo Tsambal di Castiglione delle Stiviere coinvolge il pubblico con danze etniche italiane e internazionali, rendendo omaggio alla memoria storica delle comunità locali.
Il Gruppo Folk Bosino di Varese, attivo dal 1927, presenta cori e balli del varesotto indossando raffinati costumi tradizionali ricamati a mano, simbolo di un’eredità culturale preziosa.
Infine, il Centro Ucraino Culturale EtnoDim di Bergamo arricchisce la sfilata con i colori e i suoni dell’Ucraina: dai vestiti ricamati a mano con motivi regionali al bandura, lo strumento a corde dei cantastorie ucraini, i banduristi.
La loro presenza non è solo spettacolare, ma anche profondamente simbolica: rappresenta la volontà di custodire e tramandare le tradizioni, mettendole in dialogo con il presente e con le nuove generazioni.
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