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Accadde il… 18, 19, 20, 21, 22 marzo 1848
Le cinque giornate di Milano

FolkNewsMARZO2025

di Daniele Fumagalli

Il '48

Conoscete l'espressione: “fare un ‘48” o “è stato un ‘48”? Deriva dall’anno 1848, l’ “anno dei portenti”: l’intera Europa venne travolta da un’ondata rivoluzionaria che, per la sua ampiezza, impressionò grandemente contemporanei e posteri.
Sembrava che l’ordine imposto dal Congresso di Vienna potesse essere finalmente scardinato, sembrava giunto il momento in cui il “popolo” (intendendo questo termine nell’accezione molto larga che va dal sottoproletariato all’alta borghesia intellettuale) potesse mettere davvero in pratica i principi di libertà e democrazia che aveva ispirato, cinquant’anni prima, la Rivoluzione Francese.

I RIVOLTOSI MILANESI AVEVANO UN PROFILO MOLTO ETEROGENEO. ERANO SPINTI DA MOTIVAZIONI MOLT

I rivoltosi milanesi avevano un profilo molto eterogeneo, erano spinti da motivazioni molto diverse,

seppur uniti da un nemico comune

Una nuova società si stava formando in seguito all’avvento della rivoluzione industriale, ed i tempi corrono veloci: Marx pubblica il Manifesto del Partito Comunista, una grave crisi economica (preludio necessario di ogni manifestazione di piazza a larga partecipazione popolare) imperversa nel biennio 1846-1847, comincia ad essere messa in discussione - ed era ora - l’idea che la politica fosse sfera di interesse prettamente maschile.
Sulle barricate di Parigi nasce la Seconda Repubblica Francese, un giovane Francesco Giuseppe sale al trono d’Austria e contrasta con pugno di ferro le rivolte all’interno del suo vasto impero. 

In un'Italia non ancora unita sono gli anni dei Mazzini, dei Gioberti, dei Cattaneo; e mentre nel 1848 Carlo Alberto concede lo Statuto (unico dei monarchi italiani a non ritirarlo nei mesi successivi) e Palermo reclama a gran voce una Costituzione… a Milano cova il malcontento verso l’impero d’Austria.

Cinque giorni di battaglia...

Mentre alla Scala si rappresenta un’opera di Verdi, giunge una notizia da Vienna: il popolo austriaco è insorto e reclama una Carta Costituzionale. Venezia si ribella. Sono le scintille necessarie per far esplodere la polveriera lombarda. Fra il 18 e il 22 marzo i 18.000 uomini dell’Impero austriaco comandati dal maresciallo Josef Radetzky, dislocati fra Milano e Saronno, devono fronteggiare la furia dei Milanesi, che erigono più di milleseicento barricate a si armano degli strumenti di offesa più svariati: cannoni saccheggiati all’esercito occupante, schioppi da caccia, romantiche armi bianche. 

Naturalmente, all’interno dei rivoluzionari-progressisti non mancano le divisioni: la guida politica dell'insurrezione è divisa tra i democratici, capeggiati da Carlo Cattaneo, e i moderati, guidati dal podestà Gabrio Casati
Cattaneo vuole rivendicare il carattere popolare della rivolta, Casati auspica l'intervento dei Savoia. Alla fine il popolo milanese riesce a cacciare gli austriaci.
Carlo Alberto decide dunque di intervenire, e muove le sue truppe piemontesi contro l'Austria, dando inizio alla Prima guerra d'indipendenza. L'impresa si rivela fallimentare e pochi mesi dopo gli austriaci tornano a occupare Milano ricacciando i piemontesi ad Ovest del Ticino.

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Carlo Catteneo

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Josef Radetzky

Cronaca di un'insurrezione

18 marzo: Le giornate iniziano con l’occupazione del palazzo del governo, a cui segue la proclamazione, da parte di Radetzki, dello stato d’assedio. Milano viene isolata dal contado. Iniziano gli scontri, si saccheggiano gli arsenali austriaci, vengon erette le barricate e vengono tratte da musei e collezioni aristocratiche picche e spade. 
19 marzo: Cattaneo forma e presiede un consiglio di guerra: geniale l’idea di lanciare da mongolfiere, capaci di superare i confini della città, volantini: si chiama anche il popolo del contado, provato da due anni di crisi economica, all’insurrezione. Scontri di guerriglia.

20 marzo: Il palazzo della polizia viene assaltato e si liberano i prigionieri politici. Il tricolore viene issato sulla Madonnina del Duomo, a gagliarda sfida dell’altro simbolo cittadino, il castello Sforzesco, dove il capo delle truppe austriache si è barricato.
Casati, preoccupato dalla deriva rivoluzionaria popolare, invia dei messi a Carlo Alberto.
21 marzo: Il Maresciallo Radetzky è in seria difficoltà, anche per l’utilizzo delle barricate mobili (banali fascine, ma utili nelle manovre di guerriglia).

22 marzo: Ccontro decisivo a porta Tosa, che verrà in seguito chiamata Porta Vittoria. Gli austriaci vengono cacciati e si ritirano nel “quadrilatero”. Casati esautora Cattaneo, togliendogli di fatto gli allori della vittoria.

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Le Cinque Giornate di Milano

La rivolta più “popolare” del ‘48 europeo

Non c’è dubbio: delle pagine rivoluzionarie italiane, le cinque giornate furono sicuramente quelle a più larga partecipazione popolare, che coinvolsero anche parte del contado - oltreché il proletariato urbano. Un evento unico nel panorama del risorgimento italiano. 
Sono molte le ragioni di questa partecipazione allargata, che vedeva lottare fianco a fianco i garzoni e gli intellettuali.
Innanzitutto, il Lombardo-Veneto costituisce un ottavo dell’impero asburgico: ma contribuisce alle tasse per un terzo.
Né bisogna dimenticare che questa larga ed eterogenea partecipazione ha un nemico comune nella casa d’Asburgo, ma al suo interno i singoli attori sono mossi da motivazioni diverse: rivendicazioni sociali per qualcuno, patriottiche per altri, desiderio di indipendenza e di alleggerimento fiscale per molti. Non a caso, cacciati gli austriaci si acuiscono le divisioni fra gli insorti.


Non omettiamo infine che i protagonisti “alti” avevano un profondo legame con la città milanese: se Cattaneo, in seguito eletto al parlamento italiano, si rifiutò sempre di recarvisi per non giurare fedeltà a casa Savoia; Radetzky sceglierà, dieci anni dopo le giornate in cui fu cacciato, di morire in una Milano che sentirà sempre più “sua” della Boemia che gli aveva dato i natali.

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