Accadde il... Maggio 1924:
Il "Congresso dei Narcisi": Vieni alla Mara con me.
FolkNewsAPRILE2026
di Daniele Fumagalli
C’è un crinale in provincia di Como, noto agli escursionisti dell’erbese, dove il vento soffia tra l’erba alta e la vista spazia libera verso le Prealpi. In quel maggio del 1924 chi fosse salito dai sentieri di Erba o di Caslino verso la Capanna Mara, a 1.125 metri di quota, avrebbe incrociato fra le fioriture di narcisi piccoli gruppi di escursionisti dall’aria seria.
Sembravano normali amanti della montagna, intonavano inni fascisti (per non destare sospetti): ma sotto le giubbe pesanti portavano il peso di un’Italia che stava scivolando nell'oscurità del Ventennio.
Qui sotto: un'immagine della Capanna Mara negli anni 30.

Un'aula tra le nuvole (e le spie)
In quei giorni, la Lombardia divenne il cuore pulsante di una resistenza che era prima di tutto umana e culturale. Antonio Gramsci, da poco rientrato dall'esilio, scelse la Capanna Mara per una delle riunioni più audaci del Partito Comunista d’Italia. Non fu una scelta d'élite, ma una necessità logistica dettata dalla solidarietà: il gestore del rifugio era un simpatizzante dei “rossi”, e la polizia mussoliniana voleva scongiurare che l’abile cervello di Gramsci pensasse ed agisse.
Mentre il fascismo consolidava il potere a valle, un pugno di delegati del partito comunista si inerpicavano su per i pendii. Tra loro c’erano i futuri padri dell’Italia e dell’Europa: Palmiro Togliatti, Umberto Terracini, Luigi Longo e un giovanissimo Altiero Spinelli, che proprio in quegli anni formava la coscienza politica che lo avrebbe portato, anni dopo, al Manifesto di Ventotene.
Qui sotto: l'immagine segnaletica di Gramsci, al suo arresto da parte del regime fascista.

La "scuola" popolare nei prati e l’interesse di Gramsci per i canti folkloristici
Le cronache dell’epoca ci restituiscono un’immagine che appartiene alla migliore storia popolare lombarda. Per non destare sospetti rimanendo chiusi nel rifugio, i delegati tenevano le loro sessioni all'aperto, mimetizzati tra i gitanti, la sera mangiando polenta ad un tavolone in legno.
Gramsci parlava seduto sui prati, circondato dalle fioriture di narcisi. La sua non era una lezione accademica, ma un dialogo serrato con operai e quadri che dovevano imparare a sopravvivere alla clandestinità. Quella "Conferenza di Como" fu l'ultimo grande momento di democrazia vissuta prima che la morsa del regime si chiudesse definitivamente, trasformando la montagna in un baluardo di libertà.
Fu lì che Gramsci sviluppò due cose che, per noi amanti del folklore, devono interessarci particolarmente: l’amore per la polenta e l’interesse per le canzoni popolari lombarde. Riporta Manuel Guzzon nel suo testo (citato in chiusura) come Gramsci pregasse, fra una lezione e l’altra, i compagni del nord italia di cantare le canzoni popolari dei loro paesi d’origine, trovandolo un elemento di grandissimo interesse.
Racconta Ferruccio Rigamonti: “Gramsci amava molto sentire le canzoni popolari che ciascuno di noi cantava nel proprio dialetto, così Agostino novella si esibiva in quelle genovesi, Celeste Negarville nelle piemontesi, io e Bruno Monfrini nelle milanesi, Lorenzo Foco nelle venete, Luigi Porcari in quelle del Parmense (...) tutte seguite con grande intenzione ed interesse da parte di Antonio che da parte sua ci fece ascoltare alcune patetiche nenie pastorali sarde piene di struggente desolata malinconia”.
Il sacrificio di Serrati e il silenzio dei monti
La storia della Capanna Mara è legata anche a un evento tragico che dimostra la compattezza di quella comunità. Nel corso di una delle riunioni, Giacinto Menotti Serrati morì d'infarto mentre cercava di raggiungere i compagni al rifugio. Per non tradire il segreto del luogo e non mettere in pericolo gli altri, la sua morte fu ufficialmente dichiarata ad Asso, grazie a una rete di silenzi e complicità che solo una profonda radicazione popolare poteva garantire.
Per approfondire
Oggi la Capanna Mara è un "Luogo della Memoria". Per chi volesse ricostruire minuziosamente quei giorni di coraggio e vette, la fonte di riferimento resta lo studio di Manuel Guzzon, "L'ultima ridotta. Antonio Gramsci alla Capanna Mara e i comunisti comaschi dal 1921 al 1925", un testo fondamentale per capire come il nostro territorio abbia saputo resistere partendo dai suoi sentieri più impervi.
