top of page

Fare o ricordare? La Brianza si specchia nel suo folklore

Cronaca del 19esimo Raduno Regionale FITP a Ponte Lambro: tra l'alacre lavoro dei comitati e il bisogno di ritrovare una memoria comune.

FolkNewsDICEMBRE2025

di Daniele Fumagalli

Fare e ricordare: il raduno arriva in Brianza

Si sa: noi lombardi, folkloristi compresi, siamo fatti più per il “fare” che per il “ricordare”. È la nostra fortuna e, insieme, la nostra condanna. Il 2025 non ha fatto eccezione: abbiamo prodotto molto, forse troppo, più comunque di quanto non si veda. Ma oggi voglio fermarmi e ricordare. Lo faccio per voi e con voi, tornando a quel sabato 28 giugno, nel cuore di un’estate brianzola che non concedeva sconti. Il teatro era Ponte Lambro, per me una seconda casa, sede del 19esimo Raduno Regionale FITP Lombardia.


Il merito dell’impresa va al Comitato Provinciale Comasco e al suo nocchiere, Luigi Tettamanti. Tre i gruppi in campo: i Contadini della Brianza di Albavilla, I Bej di Erba e I Brianzoli di Ponte Lambro. Una squadra che ha lavorato con quella precisione silenziosa che da queste parti è la norma.

​

Inutile tentare di descrivere l'evento a chi non c'era: il folklore, come la vita, si guarda in faccia. Vi toccherà scorrere le foto sui social. Io me lo sono goduto da spettatore interessato: da musicista, da maestro e, soprattutto, da lombardo. Per capire cosa sia rimasto di quella giornata, ho messo mano al taccuino e ho interrogato i protagonisti.

dc46fbe6-864e-43d8-a3e1-ce2e0815630b.jpg
RADUNo 4.jpg

La passione e il dovere

Inizio con Monica Rigamonti, vicepresidente del Comitato. La sua è una confessione di fede folkloristica:
 

“Far parte di questo comitato e partecipare attivamente all’organizzazione di questo raduno è stato semplicemente entusiasmante! La mia personale esperienza nel folklore è sempre stata molto personale e familiare, i miei genitori si sono conosciuti nel Gruppo Folkloristico Città di Erba “I Bej” ed è proprio li che io sono nata e vissuta, respirando da sempre questo clima di comunità e di aggregazione. Questo gruppo ristretto di persone che per me era, ed è, una naturale continuazione di quella che era la vita in famiglia: amici che si frequentavano sempre, anche al di fuori delle occasioni prettamente folkloristiche.

Per questo ho sempre vissuto il folklore come se fosse una cosa naturale, normale, non ci vedevo nulla di eccezionale nel donare tempo, energie, giorni liberi, ferie, per supportare un'idea e un concetto da portare in Italia e in giro per il mondo per mantenere viva, e far conoscere quella che è la nostra tradizione.
Solo crescendo ho capito che tutto ciò non è scontato, che il tempo da dedicare a queste attività è accuratamente ritagliato dagli spazi familiari, le energie accuratamente dosate all’interno della giornata lavorativa e l’impegno e la costanza devono sempre essere alimentate per non spegnersi.

Partecipando all’organizzazione di questo evento, oltre ad aver conosciuto persone veramente eccezionali, sono rimasta entusiasta e stupita nel constatare che al di fuori della mia piccola realtà ci siano così tante persone di così tanti luoghi diversi che hanno gli stessi ideali, che si impegnano, che mettono tempo, vitalità, energie. Che cercano di coinvolgere i giovani, i meno giovani, e che in questo mondo sempre moderno, non solo non vogliono perdere il contatto con le proprie tradizioni, ma al contrario cercano di promuovere e di farle conoscere per arrivare ad un pubblico sempre maggiore.

 

Ed al di là ancora, di tutte queste realtà la FITP è veramente stata una scoperta meravigliosa, un plauso al Presidente Gatto e a tutto il suo staff un'energia invidiabile. Lui e il suo staff seguono con costanza e attenzione tutte le attività promosse a favore del folklore e si impegnano sempre e ogni giorno di più per dare voce ai gruppi della Lombardia, con proposte, eventi, pubblicazioni che riescono ad avvicinare sempre più persone a questo modo “antico” ma quanto mai vivo e luminoso.
Un altro aspetto straordinario, che ho davvero scoperto con ammirazione è questa Consulta Giovani della Lombardia, un faro e un vento fresco pieno di energia che proietta questi giovani in un luminoso futuro sempre ricordando e non perdendo le tracce di un passato da non dimenticare”.

​

1c3fd5d7-bffe-495d-ad69-5b580e4e25a5.jpg

Poi incontro Giancarlo Castagna, presidente dei "Brianzoli". Gli chiedo un bilancio al padrone di casa, o meglio, a ul padrun de cà:


“Il Raduno è un’iniziativa molto importante per riunire le varie diversità della Regione Lombardia sulle tradizioni popolari. Siamo una regione che presenta una varietà incredibile di canti, balli, scenette e abiti tradizionali. L’aspetto positivo di questo raduno del comitato di Como è stato l’alto numero di adesione di gruppi e di persone, e soprattutto all’ottima organizzazione del comitato di tutti i suoi componenti. Anche io ho dato un mio piccolo contributo. E sono felice di averlo fatto. Il risultato è ottimo”.

c29c961a-ceba-4e31-9ce0-dd46909ed992.jpg

C'è aria di smobilitazione. Mentre il palco viene smontato e la folla riguadagna la via delle auto, intercetto Marco Meroni (con dei cavi in mano), stanco ma lucido:

“Per il raduno che dire… E' stata una giornata molto impegnativa (per tutti) però culturalmente importante. Credo che a me, personalmente, abbia dato molto, in tutti i sensi. Credo che sia riuscito bene: abbiamo ricevuto molti elogi e anche qualche critica, ci sta, però nel compenso direi un ottima giornata. Buona continuazione”.

8232eb38-78e1-4949-a19f-e991ea1fb7d1.jpg

A cena con il Maestro: intervista a Enrico Pina e Lilly

Cala la sera. Nonostante l’illuminazione artificiale del campo da calcio, sopra Ponte Lambro si indovina già qualche stella. Incrocio Enrico Pina, maestro del gruppo “I Bej”. Ci scambiamo i complimenti di rito, ma con la promessa di un incontro vero, lontano dal trambusto. Manterrà la parola mesi dopo, nel giorno (non casuale) di Santa Cecilia, davanti a una pizza. Con lui c’è sua moglie, Lilly.


D.F.: Allora Enrico: cosa ti è piaciuto di più del Festival?
E.P.: Tutto quanto c’è stato prima: si è trattato di un evento più importante di quanto non si creda per il comitato comasco. L’organizzazione corale, mettere tutte le proposte sul tavolo, realizzare il festival… tutto è stato studiato al meglio. E ciò mi ha permesso di godere l’esibizione. Siamo riusciti a coinvolgere pienamente tutti i gruppi
D.F.: Enrico. Cosa è il folklore per te?
E.P.: Intreccio di culture. Non è riesumazione, ma evoluzione: nella trasmissione delle tradizioni locali.
D.F.: Lilly, ne approfitto per fare qualche domanda anche a te. Qual è stato il tuo momento preferito del festival? Lilly: Mi è piaciuto si sia tenuto a Ponte Lambro, perchè io sono di lì

​

D.F.: Enrico, i nostri due gruppi si sono esibiti assieme grazie anche al Lab, la tonalità comune ad ambo i nostri gruppi, adottata per altro dal tuo papà. Che cosa hanno in comune e cosa ci differenzia?
E.P.: In comune abbiamo la scelta di valorizzare la tradizione. Le differenze riguardano le nostre caratteristiche peculiari, ritmi, canti, melodie. Insomma, l’impronta che è data dal maestro. Il maestro in un gruppo è fondamentale soprattutto per l’aspetto dell'interpretazione, delle sfumature da dare ad un pezzo.
D.F.: Lilly, altra domanda. Cosa ti piace di più del tuo gruppo, i Bej? Cosa ti piace dei Brianzoli?
Lilly: Dei Bej, direi la loro storia, affascinante. Il gruppo la sente molto. Dei Brianzoli l’affiatamento che si percepisce.
D.F.: Enrico, stessa domanda…
E.P.: Dei Bej mi piace il senso di appartenenza che i membri del gruppo hanno. Die Brianzoli, la voglia che hanno di raggiungere degli obiettivi.

be2251a5-3440-424e-a056-71f5cea495f3.jpg

D.F.: Enrico. Sogni futuri? Progetti?
E.P.: Progetti…. beh, nel 2027 ci sarà il centenario del gruppo. Ci stiamo già lavorando. Sogni…beh, sogno un ritorno in auge del folklore, come punti di incontro e di scambio fra culture, fra gente diversa ma unita nell’interesse nei riguardi della propria, come dell’altrui, storia.
D.F.: Una domanda per entrambi. Quale è il pezzo preferito del vostro gruppo?
E.P.: “L’uva”
Lilly: “La Mara”.
D.F.: Concludiamo l’intervista. Il momento più bello che avete vissuto con i Bej?
E.P.: Il momento più bello è sempre il momento prima di iniziare a suonare 
Lilly: Quando ci siamo vestiti tutti e quattro in abiti folkloristici (lei, Enrico, ed i due figli)

f84b356a-ba3f-4d65-abd2-d00a0a09f60f.jpg
bottom of page